Nessun incontro è un’isola. Nessun contatto è un puntino isolato.
Ogni nuova conoscenza è come un filo che si collega ad altri fili che insieme si uniscono per formare un grande tessuto. Questo imparo dal mio cammino.
Prima conosco dei ragazzi a Leuca che mi suggeriscono di contattare Marco, archeologo e guida.
Così incontro Marco & Melissa a Barbarano del Capo, e la loro Associazione Arches.
Poi pubblico un video su di loro su Instagram e Facebook e Antonio lo vede. Chi è Antonio?
Non lo conosco di persona, ma ha creato una realtà che mi sembra esemplare:
Cleanuppers, un gruppo di volontari che raccolgono rifiuti abbandonati illegalmente nel territorio. L’iniziativa si è espansa da un paese all’altro creando una rete di collaborazioni. A volte hanno recuperato rifiuti che giacevano abbandonati da trent’anni.
Antonio mi suggerisce di contattare Claudia, una guida di Presicce-Acquarica e volontaria cleanupper.
Claudia mi mette in contatto con Roberto, archeologo, e Angelo, archeologo-guida di Ugento.
Lo stesso giorno Claudia mi passa il numero di Virgilio, capogruppo del FAI a Gallipoli, e lui mi coordina subito un incontro con Marcello, un altro volontario del FAI, il giorno del mio arrivo.
Angelo mi suggerisce di incontrare anche Francesca, una guida turistica, sempre a Gallipoli.
Alla fine riesco a vedere ogni luogo tramite gli occhi di chi lo ama e lo conosce a fondo, dando a ogni cosa il giusto significato.
Lasciarmi questa traccia dietro ha un valore inestimabile e personalmente vale più di qualsiasi numero di followers. È una rete che sa di umanità vera.
Da geologo, abituato a viaggiare per studiare le rocce, mi rendo conto di come l’anima di un territorio sia costituita soprattutto da persone.
Siamo umani, ci interessano le persone, quello che dicono e quello che fanno.
Ecco perché mi sono staccato dalla geologia accademica per intraprendere questo cammino. Perché il territorio non è fatto solo di terra e rocce: è tessuto sociale, storie umane, empatia e significato.
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